Buongiorno a tutti miei cari, come state? Sì, dovrei cambiare frase di apertura, perché questa è stantia e comunque non mi risponde mai nessuno. Comunque oggi farò un articoletto (vedremo se sarà breve o no alla fine della stesura – spoiler dalla revisione: no – ma dato quanto sono prolissa e la lunghezza dei miei incisi dubito di poter scrivere qualcosa di corto) per presentarvi un nuovo progetto editoriale, slegato in realtà dal blog.
Overthinker
Chi mi conosce probabilmente sa che sono una ragazza che pensa sempre un sacco. E con “un sacco” intendo che passo molte notti a chiedermi cose come “Ma ‘anomalo’ e ‘anomia’ avranno la stessa radice?” o “Esiste un numero composto solo di cifre uguali fra loro diverse da 1 che sia primo?”, insomma cose magiche. Conosco la risposta a tali quesiti, ma non ve la dirò così potete godervi anche voi la sensazionale attività detta “overthinking”, di cui non conosco la traduzione italiana.
Ovviamente non penso solamente a cose pazze e insensate, ma anche a progetti interessanti, come la mia famosa invenzione durante i primi periodi di covid, ovvero lo spazzolino-termometro, che misura la temperatura corporea ogni volta che ti lavi i denti. Purtroppo non è vero che è famosa, infatti nessuno ha creduto abbastanza in me e nella mia creatività da progettarlo e brevettarlo, ed è per questo che non possiamo monitorare costantemente la nostra temperatura a meno di non passare 5 minuti al giorno fermi con un termometro sotto l’ascella o di andare ogni giorno in un negozio solamente per misurarci la febbre.
Tuttavia, fra le tante idee irrealizzabili ogni tanto ne ho una buona che si può salvare, ed è proprio questo il caso.
Di necessità virtù, detto anche: se non trovo quello che cerco me lo invento
Un’altra mia caratteristica (non innata ma sviluppata in anni di sfiga) è quella di fare di necessità virtù. Come sapete, nell’ultimo anno ho cercato lavoro, trovando serie difficoltà. Non è il caso di riprendere in mano la questione, piuttosto spiacevole che devo dire è andata solo peggiorando per quanto riguarda il ventaglio di persone maleducate con cui mi sono interfacciata, ma comunque sia sono ancora disoccupata. Tra le varie mansioni per cui ho mandato candidature c’è anche quella di scrittrice di articoli per riviste più o meno note, alle quali ho inviato sia il curriculum, sia qualche indicazione sulla mia tesi che un portfolio contenente alcuni articoli ben selezionati tratti da questo stesso blog. Risultato: assolutamente nessuno. Allora. E qui serve un punto per fare un grande respiro sennò urlo. Ho passato 3 anni abbondantini (contando il parto e successivo periodo di prova fino allo svezzamento che è stata la mia tesi, per la cui ricerca e stesura ho utilizzato almeno un anno di vita) a studiare cose che in questo momento mi forniscono un certo livello di conoscenza ma nessun tipo di competenza utile a trovare lavoro in nessun ambito lavorativo esistente. Ma ho comunque qualcosa da dire, di cui posso parlare con consapevolezza, che potrebbe anche essere interessante per il pubblico. Quindi se proprio nessuna rivista esistente mi vuole prendere manco per sbaglio, manco come freelancer (pagata comunque così poco che non rientrerei nei costi dell’elettricità per tenere acceso il computer mentre scrivo), bene, la rivista me la creo da sola.
La rivista
E così, quest’inverno, nella giga disperazione di non trovare lavoro, aver finito l’università senza sapere cosa fare della mia vita, affrontando tra me e me, giorno per giorno, quelle che vivo come grandi ingiustizie della vita (tipo le politiche lavorative di negozi e supermercati) è nata in me l’idea di creare una rivista. In realtà l’idea l’avevo già avuta durante la nostra prima quarantena familiare, infinita e tediosa, e consisteva nella creazione di una rivista fisica, con carta fatta in casa da me, foto fatte da mia sorella Aghino, rilegatura in pelle fatta da mia sorella Martù (che lavora il cuoio a tempo perso) e vestiti creati appositamente per l’occasione da mio fratello Elio. Disponibile in un’unica copia alla modica cifra di 1000 euro. Purtroppo per me nessuno di loro ha accolto quest’iniziativa che però mi è rimasta impressa come un tarlo che stimola la mia mente già laboriosa di suo e quindi, alla fine, ne ho ricavato l’idea che mi serviva per esprimere ciò che so e credo potrei voler dire al mondo attraverso un progetto di redazione online. Ho così contattato alcuni amici fidati, per chiedergli se potesse piacergli l’idea e se conoscessero qualcuno che avrebbe potuto o voluto partecipare. I requisiti sono pochi: sapere ciò di cui stai parlando ed essere affidabile (perché altrimenti gestire la pubblicazione di tanti articoli scritti da tante persone diverse diventerebbe un delirio e io ho lo sbatti di fare tante cose ma quella di correre dietro alla gente non è esattamente una mia dote).
I Chicchi Integrali
Inutile dire che le idee sono tutte sempre molto belle, ma da soli si fa ben poco. E infatti se sto scrivendo questo articolo è perché ho ricevuto sostegno nell’avvio di questo progetto (purtroppo non economico, quello è l’unico aspetto della mia vita che pare voler rimanere in una situazione di stallo, si vede che l’entropia prevede la mia povertà costante per mantenere l’universo in equilibrio) ma, soprattutto, risposte positive da quelli che ad oggi sono gli altri collaboratori e tutte le persone che attualmente gravitano attorno al progetto poiché interessati a parteciparvi. L’idea è semplice: scrivere brevi articoli a carattere informativo e divulgativo su tanti argomenti, quelli di cui ognuno sente di poter parlare perché ha le conoscenze per farlo. Se sai parlare di astrofisica ben venga, ma se anche vuoi parlarmi di sport o di come ristrutturare mobili antichi la tua conoscenza è sicuramente un valore aggiunto. Sì perché da qualche parte nel mondo qualcuno sarà interessato a capirci qualcosa di fisica e universo (sto parlando di me che non capisco nemmeno la fisica classica) senza doversi pippare tomi esagerati e scritti in modo difficile, ma qualcun altro potrà voler sistemare la gamba di un tavolo ereditato, qualcuno vorrà capire gli schemi della pallavolo perché qualche sadico ha inserito le verifiche teoriche di educazione fisica, e qualcun altro ancora vorrà sapere come coltivare dei fiori che gli sono stati regalati, perché di solito se li compri sai anche un minimo come curarli. L’unica cosa di cui ho scelto di non parlare, concordando con le altre persone che partecipano al progetto, è l’attualità, perché ne parlano già tutti, e quindi è un mercato saturo, e perché comunque è molto difficile analizzare in modo completo una situazione a caldo.
Quindi partiamo?
Dunque, da settimana prossima troverete online la nostra (per ora piccola) rivista, sulla quale cercheremo di inserire informazioni che troviamo utili o interessanti ogni due settimane. Spero che questo progetto possa piacervi come vi piace blog, che comunque continuerà ad esistere perché io non ce la faccio a fare la seria e a non sfogare la mia frustrazione attraverso la presa in giro di tutto ciò che non mi piace, quindi non preoccupatevi che la vostra amata Myxozoa non è intenzionata ad abbandonare questi schermi.
P. S. ci sono in cantiere anche novità legate al blog (so che ve le spammo da una vita e ormai non mi credete più), che però trovo più complicate da portare a termine e quindi per adesso mi limito a scrivervi le mie cosette e a deliziarvi con i Chicchi Integrali.
Se vi farà piacere seguirci ci vedremo anche in altre forme su un altro sito e con altri temini di cui parlare, altrimenti ci vediamo al mio prossimo articolo.
Che ve lo dico a fare, tutto questo sempre per un mondo migliore.
Un saluto affettuoso dalla vostra Myxozoa