Buonasera a tutti e ben ritrovati per il nostro appuntamento ormai saltuario e molte volte rimandato degli articoli strani scritti da me e letti da voi.
Cosa ho da dire oggi sui cassonetti? Sarà per caso questo un articolo di istruzioni su come effettuare la raccolta differenziata? Sarà magari un articolo in cui mi lamento di chi periodicamente scassa la calotta e mi costringe ad andare ai cassonetti lontani per buttare la mia spazzatura? Ebbene, no. Tutto ha inizio a giugno 2024 quando, dopo una serata di aperitivi con amici, mi è venuta la balla triste. Io specialista di questo tipo di iniziative decisamente deleterie, mi sono aggirata con il mio ragazzo per il quartiere piagnucolando una cosa tipo “Faccio schifooo non dovresti stare con me, dovresti buttarmi via! In un cassonetto”. Ma pure nel delirio di questo discorso, ho trovato la lucidità per spiegargli che quando mi avesse buttata, avrebbe dovuto differenziarmi correttamente nell’organico, così non avremmo inquinato. Perché sì, io anche da ubriaca il controllo su qualcosa lo devo avere e quel giorno l’ho mantenuto sul benessere dell’ambiente.
Qualche giorno fa, parlavo con un’amica che si stava lamentando dello stato pietoso degli indumenti di suo marito, risalenti alla sua prima adolescenza e ormai ridotti a una rete per quanto sono rovinati (bro, io ti capisco, non butto niente fino a che i vestiti mi si rompono addosso). Nello sfogo mi dice “Per come è messo, l’ho preso dal bidone giallo dell’umana“. Ne parlo poco dopo con il mio moroso che, a quel punto, mi interroga per scoprire a quale cassonetto appartiene lui. Legittimo, si sentiva escluso dal prestigioso club della monnezza. Io, convinta, lo guardo e dico “Be chiaramente tu vai nel vetro, così pulito come sei”.
Questa serie di fortunati eventi mi ha dato da pensare: che cassonetto siamo? Ci sono test della personalità per scoprire che animale saresti se fossi un pianeta, quindi perché non stilare le caratteristiche umane che hanno i cassonetti e identificare quale sia il nostro? Ebbene, l’ho fatto. Ed eccoci a voi la descrizione di come sarebbero i cassonetti se fossero umani, una lista.
Il vetro
Parto dal vetro, perché l’ho già descritto: il vetro è il cassonetto delle persone pulite e ordinate. Abbastanza modeste, possono passare inosservate, ma senz’altro sono cassonetti piacevoli. Adeguatamente svuotati senza troppa fatica, se te li dimentichi lì comunque non tendono a puzzare con il tempo. Io mi ricordo quando c’erano i cassonetti della differenziata e loro stavano lì, un po’ somiglianti al figlio di Mike Wasowski e una murena. E se proprio i miei mi portavano con loro a svuotare i bidoni, dover buttare il vetro era una vittoria. Stra soddisfacente sentire i rifiuti infrangersi e non sporcarsi le mani svolgendo il compito. Il difetto? Le persone “cassonetto del vetro” sanno essere taglienti.
Gli inerti
Upgrade del vetro sono gli inerti. Che sarebbe dove butti le ceramiche rotte, i piatti, le tazze, forse anche i sanitari. Sono come il vetro, ma più aristocratici. Noti la loro eleganza. Buttare gli inerti è tra e cose più divertenti e soddisfacenti in assoluto. Lato negativo? Non essendo proprio nel giro dei cassonetti tendono a non fare comunella con gli altri, stanno un po’ più sulle loro. E comunque tagliano quanto il vetro.
La carta
La carta è evidentemente il fattone della compagnia dei cassonetti. Serena, colorata, non particolarmente sporca. La carta è un cassonetto accogliente, sciallo, non si prende eccessivamente sul serio.. è paciosa. Molto comune nelle compagnie, potremmo dire che il suo grande difetto sia la fragilità: se piove si scioglie, brucia facilmente, si rompe facilmente, si taglia facilmente.. Insomma, sta sempre accanto al vetro perchè da sola non si saprebbe difendere un granchè. Ma chiaramente non è quello il suo compito nella compagnia.
Il bidone di raccolta dei metalli
Ok questo non so dire se esista, ma se non esiste neanche nelle discariche esisteva comunque nel gruppo di volontariato che frequentavo da adolescente. Ed è lo sbruffone della compagnia. Quello che arriva con il capello fintamente scompigliato, come se fosse appena sceso dalla moto ma indossando il casco dei parrucchieri che si vedono nei film, con la siga in bocca e gli occhiali a specchio. Arriva dagli altri e fa “Bella raga, allora? Che si dice” sapendo perfettamente che lui è l’unico che frutterà veri denari mentre gli altri saranno mandati diretti all’inceneritore. Lui è un po’ il milanese dei cassonetti.
Il cestino delle batterie esauste
Questo direi che è tipo la cheerleader che viene votata reginetta del ballo a fine anno. A suo modo sa essere discreto, ma sa di essere un cassonetto ricercato. Letteralmente, ma che sbatta è tenersi le batterie ossidate in casa e poi cercare il cestino delle pile? Che fra l’altro (non so se sia ancora così, non ho molte cose con pile) era tipo uguale ai cestini dell’indifferenziato, creandomi grandi scompensi quando dovevo buttare le sigarette. È ricercato nel senso che proprio ti ci devi impegnare a trovarlo. Comunque, il suo lo fa senza troppe pretese, senza troppe menate. Gli altri cassonetti lo considerano un po’ snob, probabilmente perché non sta spesso con loro.
Il cestino dei medicinali
Il cestino dei medicinali invece si prende stra sul serio. Secondo le teorie più accreditate, i medicinali scaduti non fanno male ma perdono il loro potere benefico e curativo. Quindi, a tutti gli effetti questo non è un cassonetto, bensì un contenitore. Infatti guarda, ma chi mai ci va e svuota dentro le pillole o versa lo sciroppo scaduto per poi separare le confezioni e buttarle nei cassonetti giusti? Ve lo dico io, nessuno. Perché il cestino dei medicinali non è un vero cassonetto. Infatti lui con questi altri non ci vuole uscire, tutti sporchi e a volte smarcini. Specialmente quel buffone della carta. Altra caratteristica: questo cestino è stra pieno. Stra pieno della vita perché nessuno lo svuota mai. Ma voi lo avete mai visto un cestino dei medicinali vuoto? Io no, sincera. E lui ci tiene tanto a rendere noto che svolge il suo lavoro perfettamente e nonostante ciò neanche il minimo riconoscimento di vuotarlo ogni tanto. Così proprio non si può andare avanti.
La plastica è per i nemici. Puzza e io la odio. Fine.
L’indifferenziato
L’indifferenziato è il cassonetto della compagnia che ancora non ha scoperto chi è davvero. Non ce l’ha una personalità tutta sua, o forse sì ma l’ha sotterrata sotto tutti i rifiuti. Si adatta senza troppe menate a tutto ciò che accade, cerca di emulare il cestino dei metalli perché per motivi di dinamiche tra cassonetti lo vede un po’ come il leader carismatico. Ma se si trovasse solo con carta e quella puzzona della plastica si farebbe le canne anche lui, sicuuuro. Insomma, non sa bene che fare e quindi si accolla ciò che capita. Però alla fine non fa male a nessuno, quindi lo invitano a uscire lo stesso.
Il compost
Il compost totale radical chic dei bidoni. È sostanzialmente l’organico, ma ha fatto l’upgrade a sostanza nutritiva importantissima per fertilizzare il terreno con il doppio beneficio di non generare rifiuti. Vive nel giardino di un’immensa villa in stile rococò in centro città, dove tutto il compost generato non potrebbe comunque contrastare il livello di inquinamento dell’aria. Ma riesce a darsi un tono spacciandosi come migliore degli altri. Ciò che lo rende realmente diverso dall’organico comune è che io non ci butto i bisognini dei miei gatti. Dentro è un idealista. E non sopporta il pallemosce di cassonetto indifferenziato.
L’umido
L’umido non lo posso descrivere perché avevo deciso di buttarmici io e quindi sono di parte, ma comunque non è bellissimo. È tipo il preadolescente dei cassonetti, puzza proprio e non ci si può fare niente, è super svanito e perde i pezzi ovunque. Perché gli altri se lo tengono in compagnia? Chi lo sa ragazzi, probabilmente sa fare i giochi di prestigio.
Il bidone di raccolta dell’olio esausto
Da ultimo, per i nemici ancora peggiori di quelli a cui do la plastica, c’è il bidone dell’olio esausto. Non fatevi ingannare dal nome: è una vera peste, altro che esausto. Esausta sono io (mood bidone dei medicinali).
L’olio esausto è il criminale dei bidoni, quello che si aggira la notte e con il favore delle tenebre fa danni tremendi. Appena ti giri lui si butta dentro un tombino, vanificando i tuoi sforzi di differenziarlo per non inquinare le falde acquifere, perché sì, perché lui è dispettoso e vuole dare fastidio e basta. E comunque forse puzza più di tutti gli altri. Arrivata qui mi sono resa conto che non so chi è la polizia dei cassonetti, ma secondo me sono tipo il trio spaziale carta, plastica e vetro che potrebbero coalizzarsi per combatter questi crimini. Tipo il vetro lo minaccia con quella sua faccia strana, la carta lo asciuga e la plastica così, perché fa parte dei vendicatori ma senza un vero motivo, è che sono sempre insieme quindi mica la lasci indietro dai. Anche se, appena sconfitto l’olio esausto, poi attenti che lei è un volta faccia e torna ad essere il nemico numero uno.
Direi che questo delirio è durato a sufficienza. Non so quali sono altri cassonetti e cestini e raccolte a cui non ho pensato, ma in caso che persone sarebbero? Voi che cassonetto siete? Attendo feedback per messaggio o per commentiii.
Per un mondo meno inquinato e una migliore differenziata,
La vostra Myxozoa