Tag Archives: zona rossa

Ristrutturazione in zona rossa

Ebbene sì, ci risiamo. Lo scorso anno si aggirava come uno spettro, ma non era il comunismo, era lockdown; quest’anno è pure rosso ma ancora non è comunismo, accidentaccio, e nemmeno lockdown, che è diventata una parola da non dire, come “Voldemort” o Massaciuccez; quindi è zona rosso scuro, come il sangue praticamente, che è quello che ci sta facendo perdere in una lunga agonia verso la morte causata dal tedio del momento. Comunque abbiamo una sola certezza: se moriremo di qualcosa sicuramente questo qualcosa non sarà la fame, perché pare che cucinare senza sosta sia l’attività numero uno per tutti gli italiani chiusi in casa (gli altri nel mondo non so dirvi), ed è proprio per questo che, come potete intuire dal titolo, oggi non vi parlerò di cucina, bensì di ristrutturazione.

Abbiamo deciso di passare il nostro tempo perso alla grande, senza yoga e giochi di draghi online come lo scorso anno, arrivando direttamente al penultimo punto della mia lista di idee su come ammazzare il tempo in lockdown – o l’ultimo delle cose che sono effettivamente realizzabili (notare che ero avveduta e la chiamavo già zona rossa, quindi i consigli valgono anche quest’anno). Così abbiamo deciso, pezzo per pezzo, di ridare un senso alla nostra abitazione, dove viviamo già da 20 anni ma che necessita di qualche miglioria che la rendano adeguata alla presenza di 6 adulti, visto che quando è stata creata dai miei noi eravamo solo piccoli pargoli e mio fratello in realtà non era neanche un fratello ma solo due mezze cellule con mezzo patrimonio genetico, una delle quali probabilmente non ancora generata. E da dove partire se non dalla zona ovviamente più utile della casa? Esatto, proprio da lì, dal balcone.

Un lavoro luuunghiiiisssimo

Dunque ora vi dirò alcuni segreti necessari se volete anche voi seguire le nostre orme e cimentarvi nel cambiare cose di casa vostra. Allora, tanto per cominciare, non fatelo. No sul serio, non fatelo. Vi faccio capire in termini di tempi cosa può significare: il nostro balcone è 2 m per 3 neanche (piccolo insomma) e ci abbiamo pensato per un anno, ci ho messo una settimana a mettere a punto e disegnare un progetto (pieno di falle perché non sono né un ingegnere né un architetto e dunque il disegno in prospettiva lo fa sembrare tipo un corridoio) ed è da più di una settimana che ci lavoriamo in modo pratico. Spoiler: non siamo neanche a metà dei lavori.

Di cosa avete bisogno

Se non seguite il primo consiglio, ve ne darò altri per rendere piacevole questo lavoro. Allora, intanto armatevi di un amico, un fratello, un modello di cartone a grandezza naturale che vi tenga compagnia perché sì, passare del tempo da soli è piacevole ma fidatevi che lavorare tanto senza compagnia dopo un po’ annoia e fa venire voglia di smettere e di dormire. Secondo, armatevi di pazienza: vi assicuro che gli imprevisti che vi faranno perdere tempo sono molti più di quelli che potete immaginare e sono anche incredibilmente inverosimili. Aspettatevi di tutto, dalla pioggia che arriva da un momento all’altro e dura 5 minuti proprio mentre state pitturando, al gatto che vi lascia orme di pittura per tutta la casa, alla vernice che si apre e si sfalda mezz’ora dopo che l’avete messa. La cosa migliore è che si è portata via vari strati di verniciature decennali sottostanti, come quando metti uno strato di smalto sopra uno strato vecchio perché sei un* furbett* o magari hai finito l’acetone e pensi che nessuno ti veda ma qualche Dio e l’anima di un’estetista da lassù ti guardano e ti giudicano e pensano “Non impara mai niente” e infatti poi ti si crepa e si toglie tutto dopo due minuti. E infatti è successo proprio così sulla mia finestra, ma a mia discolpa mettere nuova vernice su quella vecchia è una pratica normalissima anche perché scartavetrare il muro non è piacevole. Anzi, dato che ho dovuto fare anche quello, oltre che stuccare e scartavetrare lo stucco che non si lascia scartavetrare perché è un ossoduro (ma invece l’intonaco intorno è vecchio e decadente e si stacca rendendo il passaggio fra i due persino più evidente), posso descrivervi con precisione la sensazione che questa azione provoca: pensate di mordere una salvietta. Ora, pensate di mordere una salvietta ma per tre ore di fila, due giorni di seguito. Buona giornata di brividi amici.

Fidatevi delle scale

Parlando di vernici e stucco, vorrei darvi alcuni consigli anche su questo (anche perché fino ad ora abbiamo pulito e pitturato e fine).
Dunque le scale sono infide, ma saranno le vostre migliori amiche. So a cosa state pensando “Il soffitto non è poi così alto, se salgo su una sedia e mi sporgo un po’ sicuramente ci arrivo in quell’angolo lassù sopra il mobile”. Oh sì che ci arrivate, ma avete mai sollevato una pennellessa piena di colore? Evidentemente no, altrimenti sapreste che semplicemente non potete sollevarla perché il suo peso è pari a quello di un buco nero. Anche se sollevate i bilancieri, non riuscirete a portare così in alto la pennellessa e avere la forza necessaria per muoverla con precisione, quindi è molto meglio salire sull’ultimo gradino delle scale (anche se traballanti sono pensate proprio per farci stare su la gente, tranquilli che vi reggono) e pitturare con un po’ più di agio. In più starci sopra vi farà allenare tantissimi muscoli, soprattutto quelli che non sapevate di avere, come quelli delle piante dei piedi per mantenervi in equilibrio: io vi giuro che mi stanno diventando prensili ormai e comunque non sapevo che sensazione potesse dare l’acido lattico sotto ai piedi, ma come potete intuire l’aggettivo più appropriato è semplicemente “brutta”.

Lo sport

Ma a proposito di sforzi e muscoli, vi assicuro che pitturare è un’ottima palestra se non andate in palestra. Allora partiamo dal principio: trasportare la tola di pittura (da qui in poi: “tola”=contenitore grande della pittura, “tolina”=contenitore piccolo della pittura). C’è scritto sopra “20 litri” ma non fatevi ingannare, i litri sono 8 e pesano comunque 4 tonnellate. Trasportare una tola di vernice vi autorizza a mangiare una teglia di lasagne da sol*, perché è quella l’energia che state usando. Se poi (come noi) dovete farci anche le scale sentitevi pure liberi di non fare nient’altro per l’intera giornata. Dopo aver portato la pittura nella stanza desiderata la dovete mescolare e poi diluire con una quantità precisa d’acqua. Precisa si fa per dire, perché io i contenitori per pittura con le misure ancora non li ho trovati e fare a occhio non funziona mai; per di più sono espresse in percentuali approssimative quindi capitemi, un disastro puro. Se pensate che mescolare ‘sta soluzione sia più o meno come quando girate una vellutata con troppo formaggio dentro vi sbagliate: quello che vi accingete a muovere è un fluido che ha la stessa consistenza densa e pesante della nebbia padana, che come dicono le leggende si taglia con il coltello. Inoltre scrivono “diluire” ma senza dirti che quella roba non è diluibile e l’acqua vuole con tutto il cuore stare sopra e la pittura sotto e voi rimestate questa roba con la stessa forza ed esperienza di anni passati in cucina a fare la polenta ma niente, non si unisce. Non vi resta che usare le mani, unica soluzione che posso dirvi con certezza che funziona.

Culi di marmo in arrivo

Ma i vostri sforzi fisici non sono giunti al termine. Vi ricordate le scale di cui parlavo sopra? Allora intanto aprirle, sollevarle, posizionarle e tutto non è uno scherzo. Poi dovete sapere che oltre che tenere i piedi a lunetta per avere stabilità, mantenere l’equilibrio lì sopra richiede sforzi che riguardano tutto il corpo. Innanzitutto si tiene il culo durissimo proprio chiappe di marmo assicurate con due giorni di imbiancatura contro una settimana di squat. Poi se avete la sfortuna (come noi) di dover condividere una sola tolina di pittura con un altro familiare che fa altri profili dovrete costantemente salire e scendere ogni volta che finite la pittura che avete sul pennellino. Se invece siete soli o egoisti e non condividete niente, ma dovete usare le scale senza l’appoggino per tenere su la tola (perché sono basse) vi dedico questo trucchetto: tenetevi un rialzo (io uso un’altra scala perché sono un’appassionata, dopo questa ristrutturazione potrò essere definita una sommelier delle scale) così invece che scendere ogni volta di dieci gradini, scendete solo di 6. Se poi fate anche i profili bassi, vi dovete pure accucciare spesso e con mosse degne dei migliori contorsionisti, quindi avete anche lo stretching finale, tutto al prezzo di uno.

Io ve l’avevo detto: coprite bene

Allora non sottovalutate mai la copertura di ogni superficie che potrebbe sporcarsi. Quando pitturate dovete tenere a mente che esiste una sola regola valida e sempre vera: se non esiste una legge fisica per la quale è impossibile che una goccia cada proprio lì, allora dovete coprire quel punto. E se non lo coprite la goccia cadrà proprio lì. Sì, anche se è un buchino minuscolo, statemi a sentire: copritelo. Ciò che non coprite dovrà essere pulito in seguito e fidatevi che è uno sbattimento notevole. Già a coprire probabilmente sporcherete comunque, ma se coprite male andrà cento volte peggio. E quando la vostra pigrizia vi dice “Ma no dai, qui non si sporcherà” uccidetela e coprite. E se non è la vostra pigrizia ma vostra sorella o vostro fratello, cacciatel* e non fatel* lavorare con voi.

Casa vostra è anche casa dei vostri ragni

Se avete paura dei ragni semplicemente mollate. Cioè io ho paura ma poi mi abituo; se proprio vi paralizzate, questo lavoro non fa per voi. Perché comunque la vostra casa è anche la casa dei ragni, che si scocciano se li disturbate con aspirapolveri scotch e pennelli e se ne escono e poi ve li ritrovate ovunque; il posto preferito dei nostri ragni è il bagno, li ritroviamo tutti lì. Però sappiate che alcuni di loro fanno un ottimo lavoro di pulizia da altri insetti e vi mangiano cimici e camole, quindi se ve li tenete avrete meno puzza, meno piante smangiucchiate e meno farfalline nella vostra farina.

Linee generali

Comunque le cose da tenere a mente sono:
la mattina è inspiegabilmente più lunga del pomeriggio, quindi meglio lavorare appena svegli che dopo mangiato;
-evitate di avere queste idee in inverno come faccio io perché lavorare bagnati di acqua e vernice al freddo non è bello;
-se vi spiaceva non poter uscire perché le mascherine comprate ora non hanno più un senso, a sgomberare lo riacquistano subito;
gli occhialini da piscina riparano benissimo dalla polvere ma non si vede una mazza;
-dovrete costantemente combattere contro la stanchezza che sentite, perché dopo alcuni giorni non ce la farete davvero a ricominciare a lavorare e lo sforzo mentale per mettervici sarà triplo.

Ma è veramente un lavoro appagante, i risultati si vedono in fretta e soprattutto ho sempre una scusa per chiedere ai miei familiari di prepararmi un aperitivo: me lo merito.

Se la situazione si farà interessante vi scriverò nuove cose, per ora sul fronte pittura è tuttoo, buoni lavori a tutti.