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The Profumierǝ

Ed eccoci qui ben ritrovati per una nuova analisi dei nostri adorati pezzi da collezione della Rubrica Cuori Infranti.
Anche oggi, come per l’ultima volta, mi getto su un classicone, uno di quei casi che almeno tutti noi, una volta nella vita, abbiamo tastato -purtroppo, come si vedrà poi, solo in senso figurato- un caso che è così famoso da aver ricevuto ben più di una denominazione all’interno del linguaggio colloquiale. Indifferente maschi o femmine, etero o meno che siano, parlo proprio di loro, l3 profumier3.

Tanti modi per dire…

Decido in questo caso di utilizzare la ǝ e il plurale fatto con il 3 perché, per l’appunto, non vorrei fare distinzione di genere. Infatti nelle altre denominazioni attribuite a questi particolari soggetti ne troviamo 2 che hanno una connotazione particolarmente sessista, a partire da “quelle che la fanno solamente annusare”. No, non è sessista perché solo gli uomini hanno il naso, ma perché solamente noi femmine abbiamo questa capacità: mai sentito di uno che lo fa annusare.
Inoltre da come i maschi descrivono la situazione parrebbe che annusarla, se poi te la dà, sia piacevole. Io non ho condotto sondaggi tra altre ragazze ma sinceramente se uno me lo sventolasse davanti con l’intenzione di farmelo annusare no, non sarei contenta, anche se dopo dovessimo consumare un piacevolissimo amplesso. Che non consumeremmo mai perché mi ha comunque appena messo il cazzo in faccia del tutto ingiustificatamente.
Nemmeno entro nel merito della denominazione sessista numero 2, che poi in ordine di orrore è la numero 1, ovvero “le fighe di legno”: si potrebbe scrivere un trattato scientifico riguardo a quanto sia deplorevole parlare delle ragazze in questi termini, ma dal momento che questa non è una rivista scientifica, bensì un blog pieno di fesserie e rancori mitigati dall’umorismo, eviterò e lascerò che il sottinteso di questo paragrafo lavori da sé. Ma che poi voglio dire, ma che insulto sarebbe mai “cazzo di legno”? Che poi la cosa più verosimigliante nel gergo comune è in effetti “verga” che solitamente viene usato come complimento. Oh come la metti la metti di sessismo stiamo parlando, sessismo e doppi standard.

Ed ecco che così ci atterremo ad un ben più neutro, gender friendly e soprattutto incomprensibile nel suo reale significato “Profumierǝ”.
Prima di proseguire, i soliti disclaimer: se mi scappa di parlare al maschile è perchè ho solo esperienza con i maschi, non tutti i maschi sono profumier3, non tutti i maschi sono brutte persone, sicuramente alcun3 profumier3 sono belle persone che fanno scelte discutibili ma soprattutto ricordiamoci sempre che siamo tutti o siamo stati o saremo il caso umano di qualcun altro.

Fatte le dovute premesse, possiamo iniziare con l’analisi di quest3 splendid3 personagg3.

Si sarà capito dalla premessa che con queste persone non si arriva al sodo mai. Per questo motivo la nostra solita analisi basata su fiorellini, innaffiatoi e mollicci sarà totalmente concentrata su questi ultimi e non terrà quasi per nulla in considerazione il ruolo della botanica. Anche per questo è molto sensato che questo articolo si riferisca indifferentemente a maschi e femmine ma al solito ho esperienza solo con i primi quindi sulle donne non garantisco per l’accuratezza della descrizione.

Chi è mai?

The Profumierǝ è semplicemente l’evoluzione di un ambiguo che ci ha creduto veramente ma veramente tanto. Facciamo un piccolo ripasso: gli ambigui mandano segnali contrastanti che, anche quando codificati, vengono utilizzati a proprio piacimento provocando confusione e delirio nell’animo delle proprie vittime che cercano di barcamenarsi in questo assurdo e già difficile mondo dei segni assolutamente poco ben definito.
Ecco The Profumierǝ ha l’abilità di mandare segnali chiarissimi, che anche quando non sono stati codificati a forza di dai e dai vengono necessariamente interpretati in un solo senso: “Sono interessatǝ”. E The Profumierǝ lo sa, è consapevole del messaggio che veicola tramite questi segnali e il suo gioco è esattamente questo: far credere di avere un interesse di tipo romantico o sessuale nei confronti dellǝ malcapitatǝ.

Prove di un molliccio senziente

Dobbiamo focalizzarci sui soliti ruoli giocati da fiorellini, innaffiatoi e mollicci. Come già specificato precedentemente, in questo specifico caso il nostro interesse nello studio è focalizzato sul molliccio.
Questo molliccio è speciale, è diverso dagli altri: ha più di due neuroni e nessuno di essi gioca a nascondino; costituisce dunque a tutti gli effetti la parte senziente (e vitale) di quest3 soggett3 (raga comunque usare ǝ e 3 molto molto difficile).
E a questi mollicci piace una cosa in modo particolare: essere piaciuti. Essere ammirati, apprezzati, adulati accresce smisuratamente l’ego dei mollicci che dunque fanno in modo di continuare ad alimentare le speranze di un futuro che non preveda la friendzone nei cuori delle proprie vittime. Ed è per questo che posso affermare con relativa certezza che The Profumierǝ sia consapevole dei segnali che manda, del significato che essi hanno nel mondo poco codificato dei segnali e dell’effetto che questi segnali fanno sui malcapitati che incontrano.
Semplicemente se ne fregano del fatto che stanno alimentando false speranze nei cuori delle loro prede poiché per loro questo pericoloso gioco vale la candela della disperazione altrui.

Come ce ne liberiamo?

Innanzi tutto dobbiamo riconoscerli e io raga non so riconoscere un bel niente, lo sapete bene, se fossi in grado non avrei una così vasta collezione di scemini.
Uscire da questo loop di inganni, false speranze e delusioni continue è estremamente difficile. Infatti il desiderio delle vittime viene costantemente alimentato e ad un certo punto il coinvolgimento emotivo è talmente alto che uno non può far altro che investire nella speranza appunto di concludere qualcosa, perché affrontare la realtà di fronte a queste palesi avances non è affatto cosa facile. Però è letteralmente l’unico modo che abbiamo per poterci liberare di questi esseri così malefici e manipolatori. Questo e, verosimilmente, nutrirci a base di aglio che fra l’altro pare abbia poteri anche contro malattie e fantasmi, quindi io un pensierino ce lo farei.
E alla fine potete sempre pensare che chi ci soffrirà veramente sarà proprio The Profumierǝ che, perdendo voi vittime, perderà la sua principale fonte di gratificazione e si dovrà confrontare con il fatto che deve sapersela cavare da solǝ. Voi alla fine che perdete? Solo tempo ragazzi miei, solamente tempo prezioso correndo dietro a questa gente, tempo che potreste investire con persone migliori (qualora esistessero, si intende) o boh anche in un hobby qualsiasi.

E se proprio proprio vi manca qualcuno da adulare dopo aver sfanculato The Profumierǝ sappiate che io sono disponibile. E sono brava, vi friendzono subito.
Con i miei migliori auguri per la ricerca di un partner adeguato, vi saluto.

Myxozoa <3

Il vecchio gilet caldo

Partiamo dal fatto che fino ad ora non mi ero mai posta il problema di come si scriva la parola “gilet”. E questo costituisce indubbiamente il primo insegnamento di oggi: comunque vada la vita, ovunque ti colpisca la sfiga, non si smette mai di imparare.
Ma bando alle ciance e ciancio alle bande, cianciobandolando iniziamo subito allegramente con questo nuovo esemplare, che poi in realtà è il più conosciuto e il più tipico degli uomini fonte di disagio che possiamo incontrare sulla nostra strada.

Tutti noi teniamo nell’armadio capi d’abbigliamento che sappiamo bene che non useremo mai più. Dai pantaloni super skinny nei quali siamo riusciti ad entrare faticosamente un solo mese di una lontana estate e che speriamo di poter sfoggiare ancora prima o poi, al maglione ricamato e infeltrito che usiamo solo per scaldarci nei giorni della merla, alla maglietta plissettata che potremmo indossare solamente sbronze durante un viaggio nel tempo negli anni 2000. Pur sapendo che sono giunti alla fine della loro corsa e che mai più potremo realmente utilizzare questi abiti, li teniamo nell’armadio, forse per nostalgia, forse per affetto, forse perché li leghiamo a qualche ricordo particolare e temiamo che, scartandoli, il ricordo si perderà con loro. Tra tutti questi vestiti con la coda dell’occhio ho scorto proprio lui, il vecchio gilet caldo.

LE MODE CAMBIANO, E ANCHE NOI
C’è stato un tempo durante il quale questo gilet era di gran moda, lo sfoggiavamo con orgoglio ottenendo complimenti ogni volta che lo indossavamo. Ma questo gilet non era solo bello: sorprendentemente caldo e morbido era confortevole, non come tutti quegli altri vestiti che tendiamo ad indossare durante le serate che ci strizzano e poi si sollevano, s’arricciano e ci insalamano e quando arriviamo a casa desideriamo così tanto toglierli che ce li vorremmo strappare di dosso e buttarli per sempre, altro che tenerli che prima o poi ci entriamo di nuovo. Nono, il gilet non era niente di tutto ciò, era perfetto: bello, elegante, comodo e caldo. E chi chiede nulla di più?
A forza di indossarlo però si è logorato, hanno iniziato a comparire sempre più buchi e questi buchi, inizialmente piccoli e trascurabili, hanno iniziato ad essere sempre più grossi. E noi abbiamo dovuto metterlo dentro all’armadio dopo l’ultima lavatrice fatta con estrema cura per non infeltrirlo con la consapevolezza che difficilmente l’avremmo più tolto da lì.

DETTO ANCHE RIBOLLITA
Insomma una grande metafora per parlare della storia più nota e comune: l’ex che torna e che noi ci accolliamo. Ma dato che della minestra riscaldata in Toscana è stato fatto un piatto tipico, e io non voglio regalare a questa pratica una tale considerazione, ho deciso di cambiare metafora. Lo so, lo so, anche il vintage è di moda. Ma, se permettete, il nostro vintage è sempre di moda sugli altri. E il vintage degli altri è di moda su di noi. Per questo funzionano i negozi dell’usato. Noi non riutilizziamo i nostri stessi vecchi vestiti. Ed è proprio qui il punto: un ex lasciato magari non è da buttare, ma di certo non è da riprovare. Un uomo lasciato può solamente essere messo su vinted, magari con una bella recensione, dove qualche altra ragazza potrà vederlo, provarlo e, se le piace, tenerselo. Ma noi no, noi basta.

DUNQUE CHE SUCCEDE CON QUESTO GILET?
Allora, come sapete è tradizione condurre un’analisi approfondita sui di questi esemplari e cercare di mostrare le azioni secondo i due punti di vista: innaffiatoio e molliccio. In realtà dall’ultima volta ho deciso di essere più umile e togliermi la presunzione di sapere cosa pensano gli altri, ma non importa, il blog è mio e quindi scriverò assolutamente ciò che mi pare.
Ciò che accade è molto semplice. In questo caso siamo in presenza di un innaffiatoio molto abitudinario e decisamente poco intraprendente. Dopo un primo momento di distacco, stabilito perché né innaffiatoio né molliccio né nessun altro intorno a loro desiderava che la storia proseguisse, qualcosa nell’equazione “non stiamo più bene insieme dunque è meglio se non stiamo insieme” si rompe. E ciò che rompe tutto è la noia. La noia sconfinata di un innaffiatoio senza fiorellini e crede di stare in un deserto dove, al limite, può trovare un cactus spinoso. Come abbiamo detto, questo innaffiatoio è abitudinario e non gli piace tantissimo dover pregare il suo molliccio per trovare un qualsiasi altro fiore presente nel raggio di boh facciamo 100 km di aiuola; e il molliccio in questo non si dimostra diverso: lo sforzo mentale per passare da un fiore all’altro è assolutamente troppo elevato per lo scopo che vuole raggiungere. E così niente, dopo aver concluso una relazione già di per sè traballante, dopo aver vissuto la sofferenza che ciò comporta, lui torna indietro come se niente fosse con un solo scopo: innaffiare. Innaffiare il prato che conosciamo è davvero comodo, sai quanto bevono le piante che sono presenti, sai che tipo di terreno c’è, sai già quali sono le condizioni atmosferiche che caratterizzano questo specifico giardino. Quindi perché sforzarsi di migrare altrove? Qui la pappa è già pronta. Ed ecco che infatti la riscaldiamo, questa famosa minestra.

QUANDO SI DICE “METTERCI UNA PEZZA”
Ecco il problema è che per quanto si sforzi di rinnovarsi, il vecchio gilet non riesce a capire che le toppe non bastano per metterlo a nuovo. Infatti è così buco che non è più possibile distinguere chiaramente la sagoma dell’indumento, giusto giusto capiamo dove finisce una toppa e dove inizia un’altra. Per quanto si sforzi, il gilet non ci sta più bene, non è più comodo e non è più nemmeno caldo. E pure con tutta la buona volontà del mondo noi il gilet non lo vogliamo più, perché abbiamo scoperto che in realtà preferiamo che so io il pile oppure i maglioni o le felpe con il cappuccio, insomma a seconda dei gusti. Ormai il vecchio gilet caldo è solamente un gilet e pure bruttino.

E niente, basta, l’unico modo esistente per liberarsene è prenderlo e buttarlo. Figurativamente parlando ovvio. Questo si fa con i vestiti che non metteremo più e il nostro ex è decisamente un vestito che non vogliamo più indossare.

Quindi, da domani, shopping.

Baci da Myxozoa

Gli Spariti

Buongiorno a tutti, miei amati follower, oggi per voi un articolo che sta a metà fra le generiche “cose brutte” di cui parlo sempre e gli uomini brutti della Rubrica cuori infranti. Parlerò dunque degli Spariti, ovvero quelle persone, anche importanti talvolta, che ad un certo punto della vita senza motivo apparente semplicemente spariscono, cercando di dare una descrizione il più possibile comprensiva di tutte le situazioni che riguardano queste meravigliose, affascinanti e soprattutto mature creature.

IL BISCOTTINO

Ne ho già ampiamente parlato in un articolo dedicato. In questa sede aggiungo solo un comportamento fastidiosissimo, ovvero la perseveranza con cui questo soggetto impegnativo si ostina a mantenere un piede dentro la porta che avresti voluto sbattergli in faccia quando si è smaterializzato: lui ti segue. Se ha il tuo numero e pubblichi una storia su whatsapp lui la guarda; su instagram lui ti segue, ogni singola storia se la vede. E tu non puoi mai superarlo così facendo, perché pur essendo sparito sta sempre lì a ricordarti del fatto che esiste. Allora, o stai dentro o stai fuori, ‘sta cosa dello stare nel mezzo non ci piace quindi prendi una decisione perché se io fossi Dante ti metterei dritto dritto insieme agli ignavi. Per essere onesta uan andred persent aggiungo che non solo i Biscottini fanno così, ma anche alcuni amici che smettono di parlarti, frequentarti, esistere, così perché forse s’annoiavano in questa monotona vita fatta di relazioni stabili; il discorso è il medesimo: stai o non stai, sparisci oppure no, come diceva Amleto “essere o non essere” qua declinato in un più pertinente “esserci o non esserci“, insomma a noi a una certa andrà bene qualsiasi vostra malata e incomprensibile decisione, tranne questa non-decisione di mantenervi nel limbo della presenza.

IL FANTASMA FORMAGGINO

Questa meravigliosa opera della psiche umana è molto simile a Biscottino in effetti (tutti -ini per l’appunto questi), la differenza è che non fa nemmeno finta. Lui fa il bello e impossibile, è figo e sa di esserlo quindi fa solo quel che basta perché sia tu a contattarlo, a stargli dietro e scrivergli e se non lo fai semplicemente se ne fotte. Sempre però in questo modo mezzo mezzo per cui sta ma non sta, ti segue, quasi come volesse un po’ fartela pesare ‘sta assenza, ma non si fa vivo mai; solo che lo sai che è vivo, perché ti segue. E’, per l’appunto, come il formaggino: anche se lo metti nascosto in un angolo del frigorifero lo sai di averlo, perché senti l’odore. Ma allora, ma se non te ne frega lo posso sapere perché mi guardi le storie? Ma mi fai superare la cosa levandoti definitivamente dalla mia vita? Eh no, perché il suo ego ne soffrirebbe troppo, povero cucciolo, e quindi sta. Ma comunque se gli scrivi ti risponde, e tu resti molto “Wut?!”; e a differenza dei formaggini non puoi nemmeno metterlo nella minestra per insaporirla, quindi è proprio inutile.

L’INDECIS* CON QUALCHE RIPENSAMENTO

Allora, questi sono i miei preferiti. L*i è indifferentemente un formaggino o un biscottino, o anche solo un amico o un’amica che è sparit* da un momento all’altro. Solo che poi ci ripensa. L*i prima non ti seguiva nemmeno, era davvero sparit*, non avevi più sue notizie, poteva anche essere mort* e probabilmente non l’avresti nemmeno saputo; cosa positiva in effetti, dopo qualche anno smetti proprio di pensarci e vivi bene con te stess* anche senza la sua presenza, a questo punto sacrificabile. Però poi un giorno lui o lei si sveglia e decide di tornare, ci ripensa e comincia a seguirti e ti scrive. Tu rispondi allora (perché a differenza sua non sei un/una pazz* indecis* e un po’ maleducat* che la gente ti scrive e la malcaghi, e nemmeno un influenzer che non può rispondere a tutti i fan, sei solo un* normale che va al bagno regolarmente e non si droga) e niente, visualizza e non risponde. Allora lì cominci a fare scintille (di rabbia, s’intende) perché no scusa tanto ma io ti avevo superato, cosa vuoi che torni solo per sparire di nuovo? E niente, t’incazzi, l* sfotti un po’ male con le amiche (o con gli amici) e poi torni alla tua vita fatta di meteo strano e routine. Ed è in quel momento che ti scrive di nuovo, e tu da persona educata rispondi di nuovo; e l*i da persona maleducata e anche un pochino stronza, parliamone, visualizza e non risponde di nuovo. No ma io ve lo voglio chiedere, ma cosa volete da me? O in generale dalle persone con cui vi comportate in questo modo? Ma vi decidete? No perché davvero, magari quando siete sparit* l’abbiamo presa male, ma poi l’abbiamo superata, ma se tornate per cosa tornate, per dar fastidio? Voi siete come le mosche e le zanzare, periodicamente date fastidio, periodicamente sparite, periodicamente la gente si abitua a stare senza di voi e poi periodicamente tornate. Quando Nietzsche parlava di “eterno ritorno dell’uguale” probabilmente parlava di voi e dei pappataci, ma io vi prego: ripigliatevi e decidete da che parte stare perché siamo tutti molto stufi, ecco ve lo volevo dire. Se dovessi fare un parallelo fra voi e i fantasmi come ho fatto con Formaggino, dato che di ghosting si sta parlando, vi paragonerei a “The others“: confondete così tanto le idee che la gente poi non sa più se è pazza o se lo siete voi, non sa più da che parte della famosa porta mai sbattuta in faccia è e da che parte siete voi. Ripigliatevi raga.

Comunque odio questa cosa del maschile-femminile-asterischi io non voglio farlo mai più.

Allora, in conclusione di questo articolo io non so davvero che dire, non ho insegnamenti speciali né consigli. Tento solo di fare un appello a queste persone: date da mangiare al criceto morto che avete nel cervello e rivitalizzatelo, riattivate le sinapsi (mia richiesta preferita) ve prego, smettetela di essere così tanto senza senso. E soprattutto, se dovete sparire per favore restate spariti.

Amici che come me incontrate ‘sti personaggi mitologici e dalla psiche affascinantissima, vi invito ad utilizzare il nuovo hashtag come richiesta di presa di consapevolezza da parte di queste persone, sperando che almeno attraverso l’internet si rendano conto di ciò che devono  fare se proprio vogliono sparire: #stayspariti.

Per ora è tutto, ma ho in cantiere alcuni articoletti da condividere presto con voi, sempre sui Casi Umani (in questo periodo ne incontro parecchi); ci risentiamo presto. Baci, Myxozoa <3

L’Artista

La rubrica sta raggiungendo esemplari così magnifici che dovrei cambiare il nome da “Cuori infranti” a “Testicoli infranti”, ovvero “Come certi ragazzi riescono a farti crescere le palle solo per fartele cadere”.

Detto ciò, altro pezzo forte, un pezzo da collezione oserei dire, è l’Artista. Chi è costui? Tendiamo solitamente a banalizzare la sua figura e, di conseguenza, la sua opera, definendolo “morto di fiorellino”. È proprio lui, ragazze, quello che se ne inventa di ogni genereforma e dimensione pur di ottenere almeno un’innaffiata al vostro fiorellino. Vi chiederete: “Ma quello non era Biscottino?”. No, fiorellini miei. L’Artista è un proto-biscottino, è l’ameba nel gradino evoluzionistico, il bozzetto prima del capolavoro, insomma è un biscottino molto più disperato e molto più scemo.

Partiamo, come sempre, dal pensiero profondo che dovrebbe precedere sempre le azioni (in questo caso il provarci spudoratamente) che occupa la mente del nostro Artista. L’innaffiatoio di questo particolare molliccio non si svuota da un po’, la sua acqua sta cominciando a fare i girini e sente davvero bisogno di versare su un qualsiasi fiorellino. Per questo motivo utilizza i modi più svariati per attirare l’attenzione di tipo qualsiasi ragazza esistente sperando che almeno una ci caschi e poi resti ferita (perchè, ricordiamocelo, i casi di questa Rubrica non sono mai quelli in cui poi vissero tutti felici e contenti). Perché lo chiamiamo Artista? Perché ragazze, questo uomo è un vero genio e riesce ad inventarsi le scuse di approccio più assurdo pur di ottenere ciò che vuole.

Uno dei metodi più frequentemente usati è quello dello stalking. Artista conosce una ragazza, innaffiatoio non vede fiorellini dal pleistocene, manda messaggi confusi al molliccio che, preso dalla foga di poter finalmente svuotare suddetto innaffiatoio, non riesce a mettere insieme due pensieri coerenti e si lancia in fretta e furia all’inseguimento del povero fiorellino. Dato che il molliccio è davvero confuso, non si rende conto che mandare messaggi in continuazione chiedendo di poter innaffiare anche in cambio di soldi o in cui si finge un idrante anziché un comune innaffiatoio non è carino e soprattutto lo rende denunciabile; così persevera in questa sua grandiosa opera in cui riesce contemporaneamente a imbarazzarti, spaventarti, farti arrabbiare, farti provare una certa pena e farti venire voglia di passare all’amore reciproco fra fiorellini senza pensare più a mollicci e innaffiatoi.

Un’altra tecnica riconosciuta come valida dal nostro Artista è quella di trasformare tutto ciò che le ragazze dicono in una richiesta di farsi innaffiare il fiorellino. Del tipo “Oggi ho avuto una giornata stressante” “Eh, è perchè non sei abbastanza innaffiata”; oppure “Mi stai simpatico” (dopo tipo 10 minuti che vi parlate) “Sì, ho pensato subito che c’è una certa chimica fra di noi – settordici faccine marpione e occhiolini” e via dicendo. Il meglio arriva quando la ragazza esprime chiaramente le proprie intenzioni dicendo “Non mi interessa essere innaffiata da te” e il molliccio riesce a decodificare tale messaggio trasformandolo in “Voglio troppo essere innaffiata da te”, utilizzando poi questo messaggio falsato per dare la colpa alla ragazza dei suoi metodi di approccio: “Ma come, sei stata tu a dirmi che volevi essere innaffiata!” e niente, ti cadono le braccia. E i petali. E le palle che non hai. E forse anche dei neuroni, perchè dopo questa ti resta solo da gettarti sulle canne per sopravvivere alla stupidità umana.

Infine, c’è il metodo della pesca a strascico. Il molliccio ha la testa super piena di stimoli mandati dall’innaffiatoio e, preso da uno schizzo di mancata coscienza, si mette a chiedere di innaffiare tutti i fiorellini di tutte le ragazze che incontra e in modo molto diretto. Si sa mai che qualcuna prima o poi abbocchi.

Fiorellini miei, so che non siete così sciocchi da cadere nelle braccia dell’Artista, che così goffo com’è fa quasi tenerezza. Non disperate però se trovate tutta questa varietà di innaffiatoi con l’ormone impazzito: non siete da sole (ci sono io che sto qua a parlarvene infatti). Inoltre, purtroppo, su 100 ragazzi che incontrerete buona parte sarà composta da mollicci e non è colpa vostra che ve li trovate tutti così, loro sono già così. Dobbiamo solo imparare a riconoscerli, scartarli, lasciarli evolvere e andare oltre. Prima o poi arriverà anche per voi il vero Principe Azzurro. Fortunatamente l’Artista è quasi del tutto innocuo e si palesa molto velocemente, evitando a tutti sofferenze e pene d’amore. Grazie Artista, sei uno dei pochi che ci permette di non cadere fra le braccia sbagliate e di questo ti siamo grate. Un consiglio: evita di mandare messaggi espliciti e di stalkerare, non è davvero una bella mossa e ti mette in cattiva luce sotto ogni punto di vista esistente.

P. S. ultimamente sto incontrando così tanti ma così tanti ma così tanti idioti che provo sentimenti che non sapevo nemmeno esistessero, tipo l’omicidio. Mi fanno addirittura rivalutare il Principe Cacca. Ve lo dico per mettervi in guardia: l’omicidio non è legale e non è che se tutti sono peggio di Principe allora Principe è bravo. Continua ad essere stronzo.

Se volete, potete lasciare un’offerta al Centro di Ricerca per l’Evoluzione dei Proto-biscottini, per un mondo migliore.

Con affetto, Myxozoa

Il Principe cacca

Gentili lettori, sono tornata.

Vorrei ricominciare a scrivere partendo da un altro pezzo forte della mia collezione di casi umani, che diventerà il secondo articolo della mia prestigiosa “Rubrica cuori infranti”. Per tutti gli uomini che si avventurano alla scoperta dei propri simili, ripeto alcune regole: se non volete sentirvi vittime di generalizzazione, se non vi piace che la maggior parte dei mollicci ormonati pensi con l’annaffiatoio, se non vi piace che dica che costoro sono idioti perché, per qualche motivo vostro, vi sentite presi in causa e feriti nell’animo abbandonate la lettura dell’articolo.

Dunque, il Principe cacca. Il Principe cacca appare, appunto, come un principe. Ha capacità mimetiche incredibili al punto che,  nei primi mesi di relazione con lui, sarete portate a credere che sia il vostro principe azzurro, che vi sposerete e che avrete tanti bambini principini azzurrini fra i piedi. Superati i primi mesi di relazione, però, la vernice azzurra con cui si è coperto comincia a staccarsi, a volte in modo drammatico, rivelando la triste verità: il Principe cacca. Costui non è, come Biscottino, completamente controllato dal suo annaffiatoio; c’è da dire che il suo cervello funziona piuttosto bene, specialmente quando deve trovare scuse improbabili per assumere atteggiamenti che vi faranno soffrire o, più frequentemente, li giustifica a posteriori. Un esempio: “Amore usciamo a prendere un gelato?” “Non posso”, giorno dopo “Amore usciamo a prendere un gelato?” “Bo, oggi non riesco mi sa” e via così finchè dopo la sfollata perchè sto gelato non lo prendete mai vi dirà qualcosa tipo “Scusa, a me non piace l’aria che c’è fuori” lasciandovi talmente basite che non riuscirete neanche a ribattere ma vi recherete in un posto adeguato a lanciare piatti per terra (per non spaccare il servizio buono in faccia a Principe). Ma proviamo ad analizzare la cosa dal punto di vista di annaffiatoio. A questo particolare annaffiatoio piace la comodità, non gli interessa innaffiare tutti i fiorellini nel raggio di 100 km, trovato un fiorellino che gli piace se lo annaffia. Il problema di questo annaffiatoio è che vuole innaffiare solo quando decide lui, e tutti quanti sappiamo che se non innaffi i fiori costantemente questi muoiono di secchezza. Così quando fiorellino insiste, annaffiatoio manda stimoli alla cosa molliccia in modo che questa segua le sue indicazioni che sono tipo “oggi non mi va” “oggi non mi va” “oggi non mi va ” “oggi non mi va” “non fartela scappare idiota” “dobbiamo riparare innaffiando” “oggi non mi va”, e via così in un loop infinito. E’ evidente che la cosa molliccia attaccata all’innaffiatoio non abbia molta inventiva per darvi continuamente buca e poi trovare scuse accettabili, il problema è che poi quando finalmente vi vedete (solitamente ad innaffiare, abbiamo capito che il Principe cacca esce dal letargo e dall’aria viziata solo per questo) si trasforma, per quelle ore, nel Principe azzurro che avevate conosciuto all’inizio della relazione e così ci state anche se è stronzo e un po’ stupido.

Fiorellini miei, è difficile scampare al finto fascino di vernice azzurra del Principe cacca, lo so molto bene. Per riconoscerlo comunque (purtroppo solo dopo mesi che la relazione è avviata), vi do qualche indicazione utile: 1. se non vuole mai vedervi è un Principe cacca; 2. se dà spiegazioni improbabili e senza senso, che una bambola con una voce registrata che dice sempre la stessa cosa sarebbe più credibile, è un Principe cacca; 3. se cambia in modo repentino da grigiolino mesto tipo giorno di pioggia uggioso a super amatore che vi fa sentire le migliori nel mondo è un Principe cacca; 4. se vi fa venire fantasie omicide nei suoi confronti è un Principe cacca.

E ora, miei adorati mollicci, un appello a voi: palesatevi subito, in modo che vi possiamo inquadrare e decidere in partenza se imbarcarci in questa petalosa avventura o se cercare un annaffiatoio attaccato ad un essere pensante che non ci faccia soffrire. Estinguendo, si spera, tutti i mollicci della terra a forza di impedirgli di procreare.

Per un mondo migliore.

Baci, Myxozoa

Biscottino Cuore di cacca

Ed eccoci qui con il primo esemplare della mia collezione, proprio lui, che si presenta come un tenero, dolce, confortante biscottino ma che nasconde una triste sorpresa: una volta giunti a quello che pensavate fosse un morbido cuore di cioccolato, esso si rivela un cuore di merda. Il tipo in questione è il ragazzo che usa.

Analizziamo il processo dal punto di vista del famoso innaffiatoio. Quest’ultimo capta la presenza di un piccolo fiorellino indifeso e nota che la ragazza a cui appartiene tale fiore soddisfa determinate caratteristiche. E qui parte il delirio. L’innaffiatoio comincia a mandare stimoli alla cosa molliccia che gli sta attaccata e quei pochi neuroni posseduti dalla cosa molliccia cominciano a smacchinare incessantemente per trovare il modo di permettere all’innaffiatoio di innaffiare il fiorellino. La soluzione è una: fingersi un bravo ragazzo, premuroso, dolce, affettuoso per conquistare la femmina (purtroppo nella visione dell’innaffiatoio non si può parlare troppo di “ragazza”, in quanto spersonalizzata) e una volta ottenuta la sua fiducia innaffiare il suo fiorellino come se non ci fosse un domani, fino al raggiungimento della soddisfazione dell’innaffiatoio e, necessariamente, della cosa molliccia attaccata. Una volta svolto il compito, i neuroni di cui sopra, troppo stanchi per il duro lavoro svolto, si ritirano in uno stato di catalessi costante, che si interromperà solamente in presenza di un nuovo fiorellino da conquistare e innaffiare. A questo punto la cosa molliccia, quasi totalmente privata delle sue funzioni cognitive, non è in grado di relazionarsi efficacemente con la ragazza e così si affida agli stimoli dell’unica cosa funzionante (oltre a cuore e polmoni, si spera) del suo essere, ovvero il solito annaffiatoio. Che cosa pensa quest’ultimo? Pensa “Scappa!”, “Io non sono pronto per innaffiare sempre lo stesso fiore”, “Vai a trovare altri fiori da innaffiare!”, “Il giardino è pieno di fiori!”; ed è così che biscottino cuore di cacca se ne esce dalla vita della povera ragazza illusa, lasciandola con l’orribile sapore di merda in bocca.

Ecco ora la ragazza crede di essere un involucro vuoto con l’unico merito di avere un fiorellino in dotazione. Purtroppo non c’è un modo sicuro per liberarsi di questa sensazione, oltre ovviamente a prendere una foto di biscottino e usarla per il tiro a freccette, fare una bambola vudù e farci le paggio cose e altri rimedi del genere che terminano con un bel pugno in faccia al molliccio (sempre che riusciate a trovarlo perché a dispetto dei pochi neuroni addormentati che si ritrova, sembra essere un genio della sparizione).

Oh voi campioni della conquista facile, oh fenomeni dal fascino irresistibile, oh incomparabili amatori, fate un favore al mondo: date alla vostra amata Federica il compito di controllare l’innaffiatoio e riattivate le sinapsi.

Con amore,

Myxozoa.